Milano – La stilista italo-marocchina Hnia Harrati è stata ospite dell’emittente Radio 5.9 dove ha rilasciato un’intervista sul proprio lavoro e sul proprio percorso percorso professionale.
“Fiorire o morire”, con questa domanda Hnia è giunta in Italia dal Marocco quando era soltanto una bambina, dovendo affrontare non poche sfide – ha raccontato a Radio 5.9 la stilista – ma con la fortuna di avere accanto una madre che è stata “una grande donna” capace d’essere “un vero esempio” per lei e per i suoi fratelli.
Le collezioni di Hnia sono ricche di colori, i suoi modi sono gentili e il tono con cui parla è sempre motivante e incoraggiante. Con Hnia lavorano diverse donne e lei cerca di infondere in loro orgoglio e coraggio, trasmettendo l’idea che i sogni possono essere realizzati e che cambiare in meglio la propria vita, in fondo, è possibile.
Un successo coronato da varie iniziative e da un brand che ha suscitato l’attenzione del jet set milanese, basti pensare, ad esempio, a Michelle Hunziker e Rajae Bezzaz, ormai di casa alle sfilate della stilista.
La stilista Hnia Harrati su Radio 5.9
A coronare un percorso di successo, sabato 21 settembre, durante la prestigiosa Milano Fashion Week, il Castello Sforzesco di Milano ha ospitato i capi di Hnia Harrati per una sfilata esclusiva dal titolo “Queen of the Castle”, un evento che ha visto la partecipazione di personalità del mondo mondo dello spettacolo, volti dell’imprenditoria meneghina e delle istituzioni italiane e marocchine.
Il messaggio centrale della serata è stato chiaro e potente: anche il vestire può rendere la donna libera, indipendentemente dal suo contesto sociale o culturale.
Significativa la presenza in passerella di modelle provenienti da ogni angolo del mondo: Russia, Ucraina, Israele, Paesi del Maghreb, Italia, Cina e Kazakistan, a simboleggiare l’incontro tra diverse culture e la forza dell’integrazione.:
“ Credo che la moda sia un ponte tra mondi, capace di veicolare valori universali come l’accoglienza e l’inclusione – ha dichiarato Hnia Harrati. Mostrare i miei abiti senza confini culturali ed estetici qui, al Castello Sforzesco, ha per me un significato personale profondo.
Tanti anni fa, io e mia madre, immigrate dall’Africa, senza punti di riferimento e sicurezze, passammo qui una notte all’addiaccio, in attesa che aprisse il consolato al quale rivolgerci per avere assistenza.
Oggi questo luogo e la città di Milano, non solo mi accolgono, ma sono diventati la casa del mio impegno creativo. I miei vestiti dicono alle donne che prima di ogni altra cosa viene la loro libertà di scelta”.

